Le malattie dell’educazione… la tarantolite!

Stiamo presentando quelle che ci sembrano le quattro principali malattie dell’educazione, oggi particolarmente diffuse in Italia.

Dopo aver parlato della figliolite, è la volta della tarantolite

educare-i-figliLa tarantola è – lo sappiamo tutti – un ragno con zampe lunghe e corpo peloso di color nero: brutta bestia che irrita la pelle e porta istintivamente a graffiarci.

I genitori ammalati di ‘tarantolite’ hanno il cervello ‘graffiato’ da mille problemi: “Il figlio sarà o non sarà sano?”. “Dottore, la vaccinazione gli porterà delle complicazioni?”. “Non ha ancora fatto certe domande, sarò normale?”. “Non mangia il pesce, cosa fare per dargli una dieta integrale?”. “Non ha ancora iniziato a parlare: sarà intelligente?”.

A tanti interrogativi possiamo aggiungerne pure uno noi: «È proprio necessario complicarci così la vita?» Grazie a Dio, i figli hanno più risorse di tutte le nostre ansie, di tutte le nostre preoccupazioni!

E poi, forse che la barca si mette a galleggiare sulle nostre lacrime? La pecora che bela perde il boccone, recita il proverbio. Dunque è necessario prendere di petto la ‘tarantolite’ e vincerla!

I cinesi hanno un bellissimo detto: «Che gli uccelli dell’aria e le preoccupazioni volino sulla vostra testa non potete impedirlo, ma potete evitare che vi facciano il nido».

Ebbene, perché i mugugni non facciano il nido nella nostra mente, la via migliore è quella di un pacato ragionamento. Allora ragioniamo sui piagnistei più diffusi e più pericolosi, oggi, per l’educazione.

Il primo mugugno è quello dell’impossibilità dell’educazione.

“I nostri ragazzi vanno a ramengo, chi ancora li può formare? La televisione ce li rovina, la scuola non ci aiuta, la società ce li guasta”… e giù pensieri vestiti a lutto!!

Ragioniamo, come abbiamo detto. Quando mai è stato facile educare?

Pensate: già un grande filosofo greco, Socrate (469-399 a.C.) si lamentava: “I nostri ragazzi amano il lusso, ridono dell’autorità, non si alzano in piedi davanti ad un anziano…”.

Andiamo più indietro ancora: su un coccio babilonese, datato 2000 anni avanti Cristo, leggiamo: “Questi ragazzi sono marci nel cuore, sono malvagi e pigri. Dove arriveremo?”.

Siamo arrivati al 2000 dopo Cristo, e non fu tutto male!

Se avessimo più senso storico, tante ‘tarantole’ non farebbero il nido nella nostra mente!

Oltre al mugugno dell’impossibilità di educare, oggi, altri pensieri neri agitano il cervello di troppi genitori.

Si tratta di vere e proprie trappole, come le tre che seguono:

– La trappola del bambino da manuale.

I libri di psicologia stabiliscono le tappe della crescita del bambino. “Il mio non rispetta la tabella di marcia! Abbiamo in casa un ritardato!?”

– La trappola del bambino televisivo.Vrefonipiakous-stathmous62

Il bambino televisivo è una gioia di bambino! Non suda, non fa capricci, non ha bisogni, tranne quello di un po’ di Nutella, peraltro subito soddisfatto. Spenta la televisione, che delusione! “Il mio….”

– La trappola del bambino del vicino.

«Lui sì che è bravo! Lui studia, lui ubbidisce, lui è educato…!»

Suvvia, siamo saggi! Il bambino da manuale esiste solo sui libri. Il bambino televisivo è un’astuta invenzione. Il bambino della famiglia che ci sta di fronte è un’illusione, come quella di chi pensa che la moglie del vicino sia una tacchina, mentre, in realtà, è una semplice gallina!

Il lettore ha capito il messaggio del mese: la vita potrebbe essere la prova generale del paradiso; troppe volte, per colpa nostra, la facciamo diventare un purgatorio.images

Sì è tempo di mettere fine alle infinite ‘gnegnere’ che distruggono l’educazione. Su un punto non vi è discussione tra pediatri, pedagogisti e psicologi: i genitori lagnosi sono sempre genitori disastrosi. La pedagogista Elisabetta Fiorentini non ha dubbi: “La gioia è importante come il pane e la conoscenza, se non di più!”. Il famoso pediatra americano Thomas Berry Brazelton comanda: “Genitori, vi ordino: siate felici!”. Il pedagogista Giuliano Palizzi conclude: “I genitori che non si divertono ad educare i figli, hanno sbagliato mestiere!”.

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