Le malattie dell’educazione… la Figliolite

L’acqua può essere inquinata, l’aria può essere inquinata, il cibo può essere inquinato: tutto può essere inquinato!

Anche l’educazione. L’inquinamento pedagogico nasce da alcune malattie da cui possiamo tutti essere contagiati.

Le più diffuse, oggi, in Italia ci pare siano quattro: la ‘figliolite’, la ‘tarantolite’, la ‘sclerocardia’ (la ‘durezza di cuore’) e il rachitismo psicologico.

 

1. La figliolite

Logo-30x32La ‘figliolite’ è la malattia dei genitori che stravedono per i figli, la malattia di genitori che non si decidono mai a tagliare il cordone ombelicale.

Erano ammalate di ‘figliolite’ le madri di Ronco Scrivia (Alessandria) che nel novembre 1999 divennero furibonde ed insultarono l’allenatore di calcio che, giustamente, aveva richiamato i loro figli.

Era ammalata di ‘figliolite’ quella mamma che a Porto Viro (Rovigo) nel dicembre 1999 aggredì la dirigente scolastica, la prese per i capelli, strattonandola e spintonandola perché ritenuta colpevole d’aver sospeso per un giorno il figlio che aveva notevolmente disturbato le lezioni.

Era ammalata di ‘figliolite’ quella mamma che per cancellare le prove della colpevolezza del figlio, bruciò ben sette capolavori del famoso pittore spagnolo Pablo Picasso (1881-1973), rubati dal ragazzo al museo di Rotterdam (Olanda) nel luglio 2013.

Era ammalata di ‘figliolite’ quella madre dei Parioli di Roma che, convocata dall’insegnante per avvertirla che se non si fosse impegnata di più, la figlia avrebbe rischiato la bocciatura, le urlò in faccia. “Questa è una scuola privata! Io pago. Lei non deve seccarmi!”.

Quattro esempi di una malattia (la ‘figliolite’) che produce solo guai!

Il figlio troppo protetto, infatti, si illude d’essere infallibile, perfetto, insindacabile: ed ecco la premessa di un futuro despota, di un futuro prepotente. Questo il primo danno della ‘figliolite’.

Il secondo non è meno pesante.

Dalla malattia pedagogica di cui stiamo parlando nascono i cosiddetti ‘figli prolungati’: i figli che non si decidono mai a lasciare la famiglia, per andarsene a vivere in proprio.

Il fenomeno è tipicamente italiano. In Inghilterra e negli Stati Uniti i figli salutano e se ne vanno ben prima di sposarsi, spesso quando iniziano a frequentare l’Università, già tra i sedici ed i diciotto anni. In Francia l’82% dei ragazzi tra i venti ed i trent’anni vive per conto proprio, in Germania la percentuale scende di poco, attestandosi al 74%. In Svezia a sedici anni i ragazzi vengono mandati fuori casa (forse anche troppo violentemente!) in Italia no! Qui abbiamo figli che a 35-40 anni (!) continuano a riscaldarsi al focolare del tetto natio.

E così, standosene tranquilli in casa, i ragazzi ritardano sempre più il momento di crescere e maturare.

Un’inchiesta condotta pochi anni fa ha rivelato che il 46% dei ragazzi italiani non ha voglia di diventare adulto. Sono ragazzi culturalmente più preparati di qualche generazione fa, ma con un forte ritardo per quanto riguarda la maturazione umana.

Ragazzi incapaci di farsi carico di sé. Ragazzi insicuri. Ragazzi bonsai!famiglia2

Mamme, per favore, tagliate il cordone ombelicale.

Chi ama i fiori non li calpesta, né li coglie per sé, ma li lascia crescere, liberi e belli, nel campo.

In termini più pedagogici: amare davvero il figlio è liberarlo dal nostro bisogno di aiuto!

(dal Bollettino Salesiano, luglio- agosto 2014)

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  1. Diego ha detto:

    Condivido! La liberta’ e’ il piu grande segno di amore avvolte difficile da attuare e piu’ facile da dire ma senza dubbio il segno piu’ importante.

    D’ altronde il sentimento opposto l’ egoismo ed il voler possedere un altra persona vediamo spesso nei telegiornali a cosa porta.

    Grazie

  2. Imma ha detto:

    Trovo interessantissimo questo articolo e credo che ognuno di noi, anche se in fondo in fondo, debba riflettere

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